
I giovani di oggi, moltitudine di cui faccio parte, si trovano di fronte a delle scelte per nulla banali e che possono indirizzare il proprio percorso di vita in una direzione piuttosto che un'altra. Le prospettive lavorative, soprattutto nei confini del Bel Paese, non sono promettenti e, se ci spostassimo in una dimensione europea o addirittura globale, ci accorgeremmo facilmente di essere indietro rispetto ad altri Paesi, o meglio dietro ai giovani degli altri Paesi. Il problema fondamentale non riguarda la società, l'economia, la politica o questioni di portata generale, bensì il sistema scolastico, il nostro livello di cultura, interessi e via dicendo.
Il giovane italiano, finita l'università (ormai inflazionata in quanto frequentata da tutti, cani e porci) non sa da che parte andare, da dove cominciare. Spesso pretende anche di trovare un impiego come dirigente in qualche compagnia per il semplice motivo di possedere un titolo di studio, senza vantare meriti o attitudini particolari. In Italia, oggi, il giovane si trova a passare da un contratto a progetto all'altro, da uno stage all'altro senza riuscire a stabilizzarsi prima dei 30 anni. Non avendo prospettive rosee nel proprio Paese, decide di emigrare laddove pare si possa ottenere qualcosa di meglio, anche perchè nessuno si muoverebbe per star peggio! A questo punto, armato di valigia, dizionario e chili di pasta, va all'estero. Lì, però, deve affrontare un mercato del lavoro ancora più competitivo e si rende conto di non essere all'altezza dei giovani stranieri, anche di quelli provenienti dall'Europa Orientale. E' costretto a rimboccarsi le maniche, fare sacrifici e mantenersi.
Noi giovani italiani non siamo predisposti al sacrificio, vogliamo tutto e subito. Pretendiamo troppo senza poter ricambiare. Siamo poco "internazionali" da un punto di vista culturale, siamo retrò perchè, mentre nel mondo la gente si sposta per trovare condizioni di vita più gradevoli, noi vogliamo un posto fisso sotto casa anche quando siamo consapevoli della sua inesistenza.
Quella che voglio stimolare non è una fuga di cervelli ma rendere consapevoli della necessità di sacrificarsi, anche per un periodo limitato.
Ho avuto l'opportunità di conoscere ragazzi provenienti dall'estero, ragazzi che si sono spostati, anche solo per un Erasmus. Insomma, per primo mi sono accorto che se voglio ottenere qualcosa dalla vita, devo prendere la zappa e iniziare a zappare.
Come tutti, reputiamo che il nostro Paese, le sue tradizioni, la sua cucina sia il migliore e per questo restiamo legati al nostro provincialismo in un periodo storico in cui esso penalizzerebbe e basta.
In sostanza, al di là delle promesse dei politici che ci "vogliono" garantire un futuro migliore, i primi che devono alzarsi dalla sedia per ottenerlo siamo proprio noi. Il periodo non è buono e quindi non bisogna aver timore di andare via, vicino o lontano. Il nostro futuro lo decidiamo noi.
Nessun commento:
Posta un commento